I manoscritti di Agostino Gallo. A cura di Carlo Pastena

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I manoscritti di Agostino Gallo
A cura di Carlo Pastena


Palermo, Biblioteca centrale della Regione siciliana, 2000-2014




La Biblioteca centrale della Regione siciliana possiede la ricchissima documentazione archivistica legata alla figura dell’erudito siciliano Agostino Gallo (1790-1872). In particolare, fra tale documentazione, sono custoditi otto volumi manoscritti, con segnatura che va da XV H 14 a XV H 20, che costituiscono i materiali (oltre 4.000 pagine recto-verso) raccolti da Gallo per la redazione di quello che fu il progetto di una vita: la pubblicazione (mai avvenuta) di una storia delle Belle Arti siciliane dagli antichi Greci al XIX secolo. Fra il 2000 e il 2014 tutto questo materiale è stato trascritto, annotato e pubblicato per iniziativa dell’Assessorato alla Cultura delle Regione Sicilia. La collana è curata da Carlo Pastena. Qui di seguito, doverosamente, forniamo i dati relativi ad ogni volume:

  • Volume 1: Notamento alfabetico di pittori, e mosaicisti siciliani, ed esteri che hanno lavorato pure per la Sicilia, ricavato in rari mss dal Mongitore nella biblioteca del Senato in Palermo, con aggiunte di Agostino Gallo (MS. XV.H.17). Trascrizione e note di Maria Maddalena Milazzo e Giuseppina Sinagra. Presentazione di Marco Salerno, 2000.
  • Volume 2: Notizie intorno agli architetti siciliani e agli esteri soggiornanti in Sicilia da' tempi più antichi fino al corrente anno 1838 raccolte diligentemente da Agostino Gallo palermitano per farne parte della sua Storia delle belle arti in Sicilia (MS. XV.H.14). Trascrizione e note di Angela Mazzè, 2000.
  • Volume 3: Notizie intorno agli incisori siciliani diligentemente raccolte da Agostino Gallo (MS. XV.H.16). Trascrizione e note di Angela Anselmo e Maria Carmela Zimmardi. 2000.
  • Volume 4: Autobiografia (Ms. XV. H. 20.1.) Trascrizione, saggio introduttivo e note a cura di Angela Mazzè, 2002.
  • Volume 5: Parte prima delle notizie di pittori e musaicisti siciliani ed esteri che operarono in Sicilia (Ms. XV. H. 18.). Trascrizione e note di Maria Maddalena Milazzo e Giuseppina Sinagra, 2003.
  • Volume 6: Lavoro di Agostino Gallo sopra larte dellincisione delle monete in Sicilia dallepoca araba sino alla castigliana. - Notizie de figularj degli scultori e fonditori e cisellatori siciliani ed esteri che son fioriti in Sicilia da più antichi tempi fino al 1846 raccolte con diligenza da  Agostino Gallo da Palermo (Ms.XV.H.16., cc. 1r - 25r;  Ms. XV. H.15.; cc. 62 r - 884 r). Trascrizione e note di Angela Anselmo e Maria Carmela Zimmardi, 2004.
  • Volume 7: Parte seconda delle notizie di pittori e mosaicisti siciliani ed esteri che operano in Sicilia. (Ms. XV. H. 19), 2005. Saggio introduttivo, trascrizione e note di Angela Mazzè, 2005.
  • Volume 8: Notizie di artisti siciliani da collocarsi ne’ registri secondo l’epoche rispettive raccolte da Agostino Gallo (Ms. XV.H.20.1-2). Trascrizione e note di Angela Mazzè, Angela Anselmo e Maria Carmela Zimmardi. Introduzione di Angela Mazzè. Presentazione di Francesco Vergara Caffarelli, 2014.

La semplice elencazione dei volumi, coi loro titoli, rischia ovviamente di stordire il lettore. È quindi il caso di fermarci un attimo e fare il punto della situazione.


Pietro Novelli detto il Monrealese, Nostra Signora del Carmelo e Santi, 1641, Museo Diocesano di Palermo

Agostino Gallo, erudito siciliano del XIX secolo

Agostino Gallo non fu un personaggio moderno. Non possiamo dimenticare che, nei decenni in cui opera l’erudito palermitano, in Europa si affermano figure che si applicano allo studio della storia dell’arte basandosi sulla ricerca e la verifica sistematica delle fonti; nonché emergono i grandi conoscitori (e in Italia basti citare i nomi di Cavalcaselle e Morelli). In tutta onestà la differenza di statura fra personaggi di questo calibro e il Gallo emergono immediatamente. Tuttavia, Agostino fu punto di riferimento per la cultura siciliana del 1800, operando incessantemente per la valorizzazione delle ricchezze locali e adoperandosi ad esempio  per l’arricchimento dei patrimoni librari delle biblioteche palermitane. Gallo, peraltro, da giovane era convinto di essere un poeta; si era dilettato nella composizione di versi unanimemente giudicati mediocri (anche all’epoca) e aveva poi trovato impiego nelle fila della burocrazia borbonica a Palermo. Strenuo sostenitore delle specificità e della cultura siciliana, all’epoca gravemente sottovalutate a vantaggio della parte continentale del Regno borbonico, Gallo, peraltro, non sembra aver nutrito particolare interesse per quanto gli capitava attorno nei decenni, compresa la spedizione dei Mille e l’unificazione all’Italia.

Pietro Novelli detto il Monrealese, Sposalizio delle Vergine, 1649, Palermo, Chiesa di San Matteo al Cassaro


La Storia delle Belle Arti

Il grande progetto di Agostino, come detto, fu la stesura della Storia delle Belle Arti in Sicilia. Progetto non fortunato, se è vero che non arrivò mai alla pubblicazione. In genere si tende ad attribuire l’insuccesso al rapporto non sempre felicissimo con l’altra grande figura di riferimento della critica d’arte siciliana del 1800, ovvero Gioacchino Di Marzo, che lo precedette pubblicando in tre volumi, fra 1858 e 1864, il Delle Belle Arti Siciliane dai Normanni alla fine del secolo XVI (coprendo quindi un arco temporale più contenuto rispetto ai progetti di Gallo) [1]. Tuttavia va detto che, se gli otto volumi manoscritti riflettono lo stato dell’arte a cui era giunto Agostino, la pubblicazione non era certo imminente.

Le quasi ottomila pagine manoscritte sono il frutto dell’affastellarsi, confuso e disordinato, di fonti scritte e ricordi personali (nel caso degli autori coevi), ottenute con uno sforzo ciclopico, ma poi lasciate lì a sedimentare, molto spesso a ripetersi, senza che emerga un ordine che lasci pensare alla preparazione di una pubblicazione.

C’è una base di partenza, costituita dalle Memorie dei pittori, scultori, architetti, artefici in cera siciliani di Antonino Mongitore [2]. Compilate in forma manoscritta nella prima metà del ‘700, le Memorie del Mongitore erano destinate a costituire l’ennesima rivalsa localistica nei confronti del Vasari e delle sue Vite toscanocentriche, o, più probabilmente, uno scritto che ricalcasse la struttura dell’Abbecedario Pittorico del Padre Pellegrino Orlandi (testo ‘incitabile’ oggi in un consesso di storici dell’arte per la numerosità degli errori, ma di enorme successo nel XVIII, tanto da inaugurare un genere). Ecco, se un’ipotesi va fatta, secondo noi è quella che Gallo voleva aggiornare ed ampliare il manoscritto di Mongitore, seguendo il genere dell’Abbecedario pittorico. Troviamo quindi non del tutto giustificate comparazioni col Lanzi e con la sua Storia Pittorica. Sicuramente Gallo l’aveva letta; sicuramente avrà provato disappunto nel vedere che, di fatto, i fatti artistici siciliani non erano nemmeno citati; ma altrettanto certamente non l’aveva capita.

Altrettanto perplessi ci colgono coloro che sottolineano come Gallo sia in grado (e in ciò starebbe la sua “modernità”) di cogliere le specificità dell’arte siciliana, a partire dall’incisione e dalla ceroplastica. Basta leggere il titolo del manoscritto di Mongitore per capire che a quest’ultimo si rifà l’erudito ottocentesco. Non dimentichiamo che Gallo è autentico paladino della cultura siciliana. Per lui tutto ciò che è fatto in Sicilia è meritevole di apprezzamento, senza distinzione di genere, strumento o tecnica.

Vito D'Anna, Trionfo delle anime purganti, 1754. Palermo, Chiesa di San Matteo al Cassaro

A partire dal Mongitore, dunque, si passa alle due Parti “delle notizie di pittori e musaicisti siciliani ed esteri che operarono in Sicilia” (in questa collana i volumi V e VII) che, nella sostanza, esaminano rispettivamente i pittori siciliani vissuti tra il XVI e la fine del XVIII secolo (la Parte prima) e quelli del secolo XIX, ovvero contemporanei di Gallo (la Parte seconda).  Si tratta, come è facile capire, dell’aggiornamento del Mongitore; e, probabilmente, del materiale di maggior valore, perché più fresco e affidabile. Non è raro il caso che, all’interno dei volumi manoscritti, si trovino fogli a stampa che costituiscono ritagli dei tanti periodici siciliani a cui Gallo collaborò (contribuendo a fondarne alcuni). Da non dimenticare peraltro che l’ultimo manoscritto (il volume VIII della collana) comprende Notizie di artisti siciliani da collocarsi ne’ registri secondo l’epoche rispettive che costituiscono a loro volta un aggiornamento dell’aggiornamento (con ripetizioni varie).

Sempre a partire da Mongitore è facilmente intuibile come il manoscritto sugli architetti sia un ulteriore allargamento (Mongitore infatti non li prendeva in considerazione). Ma Gallo non si limita alla classica tripartizione pittura, scultura e architettura, e prende in considerazioni anche le arti minori, l’incisione, la numismatica, i lavori di cesello (si vedano gli altri manoscritti) nell’ansia di rendere in tutta la sua complessità la ricchezza dell’apporto artistico fornito dal mondo siciliano dall’antichità ai suoi tempi.


Vito D'Anna, Apoteosi di Palermo, 1760. Palermo, Palazzo Isnello


Il problema – come facile intuire – è costituito dalla veridicità delle fonti, spesso assunte del tutto acriticamente, senza verifica sul campo e selezionate solo in riferimento all’esaltazione della sicilianità. L’esempio che viene immediatamente alla mente sono le Vite napoletane del De Dominici, pubblicate fra il 1742 e il 1745, considerate assolutamente valide al momento in cui Gallo scriveva, ma poi del tutto rigettate a partire dagli anni di Benedetto Croce (che definì De Dominici il “falsario napoletano”) e Schlosser. Il timore che anche Gallo abbia lavorato molto (troppo) di fantasia è evidente.

Che fare, dunque? Buttare tutto? I manoscritti del Gallo non hanno alcun interesse? Ovviamente no. L’impresa della Regione Siciliana è meritoria. A un patto: che si capisca che, con l’ottavo volume si è chiusa una fase, ma se ne deve aprire un’altra. Sono stati resi finalmente disponibili materiali che per loro natura erano di difficilissima consultazione (anzi, totalmente sconosciuti). Ora li si deve analizzare criticamente, vagliarli, separare il buono (che c’è) dall’inaffidabile, magari concentrandosi su singoli periodi cronologici o su determinati tipi di lavorazione. Poco fa citavamo De Dominici. Ad un certo punto si è compreso che senz’altro si era inventato artisti; ma che non tutta l’opera era frutto di fantasia. E’ stata quindi redatta una pregevole edizione critica che, con l’aiuto di molti esperti, ha permesso di rivisitare “laicamente” il testo [3]. È ciò che ci auguriamo capiti presto anche per i manoscritti di Agostino Gallo.


NOTE 

[1] Per un quadro generale degli studi artistici in Sicilia nell’800 si veda La critica d’arte in Sicilia nell’Ottocento. Palermo, a cura di Simonetta La Barbera, Palermo, Flaccovio, 2003. Al suo interno in particolare Francesco Paolo Campione, Agostino Gallo: un enciclopedista dell’arte siciliana (pp. 107-127), da cui attingiamo ampiamente per la redazione di questa recensione.

[2] Le Memorie sono state pubblicate nel 1977 da S.F. Flaccovio editore, con premessa di Alessandro Marabottini.

[3] Bernardo De’ Dominici, Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani. Edizione commentata a cura di Fiorella Sricchia Santoro e Andrea Zezza, 4 vol., 2003-2015.

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